Duomo


L'antica Pieve di Modigliana, la cui prima notizia risale all'892 era dedicata a S. Stefano Papa e Martire. Dell'originaria costruzione non rimane altro che la cripta (trasformata in oratorio, le cui strutture sono mascherate da una pesante intonacatura), e un pilastro con arco, di fianco all’altar maggiore della chiesa. Già nel secolo XV fu ampiamente rimaneggiata, trasformando in tal modo l’originale struttura romanica.
Il nuovo edificio quattrocentesco fu consacrato da papa Giulio II in occasione del suo passaggio da Modigliana nel 1506: doveva raggiungere Bologna per riacquistarla al dominio della Santa Sede, ma non poteva attraversare il territorio faentino, che in quel momento era in possesso dei Veneziani, nemici, in quel periodo, del papa.
Nel 1756 il Priore Francesco Xaverio Violani pensò di sopraelevare la Pieve, pur conservando l'impianto a navata unica e transetti. L'impresa fu affidata al capomastro Gian Battista Savelli su disegno del faentino Gian Battista Boschi; ma s'interruppe per la morte nel 1759 sia del capomastro che da quella del Priore. Venne portata a termine nel 1764, dal successore priore Jacopo Filippo Traversari, il quale curò anche la costruzione della torre campanaria, come indica una targa epigrafica alla base del campanile. La ristrutturazione a tre navate fu eseguita nel 1875 su disegno dell'ingegnere faentino Antonio Zannoni.

All'interno, sulla destra (sopra la porta laterale),
entro ricca cornice di stucco, quadro con Annunciazione, datato 1533, opera di Francesco de Quercis da Viterbo: fu offerto da Giovanni Maria Ronconi priore, che in memoria lascia dipinto il suo stemma agli angoli, in basso, del quadro.
Nella prima cappella a destra (del 1767) dedicata alla Vergine Assunta, statua pregevole del 1658. In essa è collocato il grande monumento funerario di Gerolamo Solieri Papiani, opera di C. Monari del 1890, bolognese. Due altari a destra dedicati a S. Giuseppe e S. Lucia. Alla testata della navata destra vi è la cappella del SS. Sacramento decorata nel 1940 dal bolognesé G. Rivani. Sul retro di tale cappella (porticina del presbiterio) si può osservare un pilastro di tipo romanico, visibile testimonianza dell'antica pieve.
L'altare maggiore di scagliola (opera a finto marmo del milanese Giovanni Fossati) fu costruito a spese del priore Traversari nel 1767, come indica la data e lo stemma posti sulle fiancate dell'altare stesso. Alla parete del presbiterio, di notevole pregio, il quadro raffigurante la Pentecoste (discesa dello Spirito Santo ), di autore ignoto, ma da attribuirsi ad autore di scuola toscana del sec. XVII. Il quadro era posto all'altare del transetto destro sotto il patronato della Compagnia dei Mercanti di Seta. Attualmente come paliotto di quest'ultimo altare è stato collocato un pannello di scagliola a finto marmo dedicato alla Madonna Incoronata, proveniente dalla chiesa di campagna di S. Maria di Casale e datata 1715.
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Nella cappella del transetto sinistro entro fastosa cornice di legno dorato (opera del fiorentino Gaetano Pellucci Bini del 1798) quadro dell'Immacolata Concezione. Nella parete era collocata un'epigrafe paleocristiana (ora in sacrestia), proveniente da catacombe di Roma e donata alla pieve da Gioachino Papiani nel '700: RUTILIEMARE MA TRI CARISSIME, che può tradursi: alla carissima madre Rutilia Martire. Vi si conservano inoltre due pregevoli reliquari entro cornici dorate e pergamene di autenticazione.
In fondo all'abside, entro grande ancona, quadro raffigurante S. Stefano (cui è dedicata la chiesa), che assieme a S. Pudenziana, offre la città, opera di Paolo Cignani del 1758. Questi fu nipote del celebre Carlo Cignani, bolognese, ma abitante in Forlì dove aveva affrescato la cupola della Madonna del Fuoco nella Cattedrale di Forlì. Nel 1818 fu fatto restaurare dal priore Pietro Bandini, e successivamente altro restauro del 1931, come da iscrizione alla base del quadro.
Nelle pilastrate lungo la navata centrale sono inserite quattro statue devozionali dello scultore Carlo Sarti dei santi S. Giacomo Maggiore, S. Luigi Gonzaga, S. Filippo Apostolo, S. Antonio da Padova col Gesù Bambino; al di sopra vi sono quattro quadri del pittore milanese Francesco Grassi (ma terminati da Giuseppe Baccarini di Modigliana). L'organo collocato nella cantoria sopra la porta d'ingresso è opera di Pietro Cavalletti di Bologna del 1798.
L'ambone moderno (1990) è opera dello scultore don Leonardo Poggiolini di Tredozio. Nel 1859, data dell'istituzione della Diocesi di Modigliana, la Pieve divenne sede vescovi le e cattedrale della città.
Attualmente, in seguito alla fusione con la Diocesi di Faenza, è diventata Concattedrale della Diocesi di Faenza e Modigliana.